Durante questo anno trascorso all’insegna dell’isolamento sociale, spesso la comunicazione verso l’esterno è avvenuta attraverso l’utilizzo delle piattaforme Facebook, Istagram, Whatsapp (tutte della medesima proprietà) e Twitter.
Avere un “algoritmo” che decida cosa farti leggere o meno oppure cosa riproporti a più riprese e cosa oscurati, non mi ha mai convinto.
Del resto siamo cresciuti con la gestione diretta delle relazioni e senza alcuna intermediazione da parte di terzi, tantomeno di apparati tecnologici.
Ho avuto sempre una certa diffidenza nel fatto che si potesse delegare a terzi anche questa nostra ennesima attività.
Ebbene, mi conforta che l’illuminato Prof. Massimo Cacciari ponga il problema della sospensione di un account, nel caso in esame quello di Trump, evidenziando che, al di là che si tratti del Presidente uscente degli USA, “E’ inaudito che imprenditori privati possano controllare e decidere loro chi possa parlare alla gente e chi no. Doveva esserci un’autorità ovviamente terza, di carattere politico che decide se qualche messaggio che circola in rete è osceno, come certamente sono quelli di Trump”.
Insomma, sarà che la democrazia non possa essere affidata alle piattaforme, come taluni vogliono?
Ritengo proprio non si possa più delegare.